L’immaginario dei consumi

Come il design grafico italiano ha contribuito al boom economico

Gli allievi del Primo Anno del Master Biennale in Grafica Pubblicitaria  si sono concessi una lezione fuori dalle aule della sede della Scuola Internazionale di Grafica, immergendosi nella colorata ed effervescente documentazione della mostra “VERSO IL BOOM.1950/1962”


Un momento storico, questo del Boom, ricordato per la ricostruzione, per l’esplosione di creatività e la nascita di un nuovo stile di vita che è ben documentata nella terza esposizione del progetto Illustri persuasioni a cura di Marta Mazza utilizzando il materiale meno conosciuto del Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso.
Rivoluzionare costumi e abitudini sotto l’effetto del “miracolo economico”, questa la mission che portò in quel ventennio, imprese, artigiani e designer, piccoli e grandi, a ripensare e a narrare il nuovo volto moderno e industriale dell’Italia.
Arredo, piccoli e grandi elettrodomestici, alimentazione, mezzi di trasporto, moda fino alla comunicazione del prodotto, attraverso i concept e i progetti dei più grandi artisti e designer italiani: da Carboni e Nizzoli fino ai giovani Noorda, Huber, Engelmann.
Divisi in gruppi, i ragazzi hanno osservato ed analizzato le pubblicità (ad esempio le campagne di Armando Testa per Barilla, Rai, Lavazza e Campari) come specchio dei mutamenti socioculturali della collettività, dei costumi e in particolare della donna e della sua emancipazione.
Un tema ricercato e narrato attraverso quattro manifesti, esposti, e particolarmente significativi ad illustrare il forte progresso nei costumi sociali e nelle relazioni interpersonali e di genere di quegli anni. Liberazione dagli obblighi del passato e dai pregiudizi, con un massiccio ingresso delle donne nel mondo del lavoro e il loro esodo dalle campagne verso le città.
Dai lavori dei gruppi è emerso come le donne rappresentassero il vero target della comunicazione di quegli anni, un segmento sempre più istruito e sempre più in carriera in tutti i settori, facendo leva sul sentimento materno (pubblicità Formaggino Mio) e presentando così i prodotti alimentari nella pubblicità stampata enfatizzati da concetti di genuinità e di qualità a diminuire quel senso di preoccupazione che i beni industriali ancora adesso inducono.
Oppure strutturando un universo significativo per tutti i prodotti destinati al consumo familiare (manifesto Frizzina, Doppio Brodo Star) alla gestione domestica, alla cura della persona; perché è la donna a detenere il potere delle decisioni d’acquisto, facendo nascere modalità espressive particolari, ciascuna riguardante una merce precisa. Ad esempio le merci destinate alla gestione della casa come forza di convincimento utilizzano il confronto (Omo).
Nasce l’advertising-era che, sfruttando la circolazione di determinate merci, stimola il desiderio del consumatore e ne anticipa i bisogni e li soddisfa.
L’acquirente diviene il vero protagonista del bisogno che la stessa pubblicità ha stimolato: e non limitandosi a proporre i vantaggi del nuovo bene, se ne mostra l’effetto immediato o la sensazione di piacevole possesso, eludendo volutamente gli eventuali ripensamenti del consumatore, sostituendo al dubbio la sensazione dell’indispensabile.
Un grazie sentito alle guide dall’Heritage Italy Associazione, la signora Roberta e Silvia per le ore passate veloci e molto piacevolmente, per la disponibilità, comprensione e professionalità.

Illustri persuasioni. Verso il boom 1950-1962. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce.
Treviso, 29 settembre 2018-17 marzo 2019


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