Master Biennale in Grafica Pubblicitaria

Passato, presente, futuro

Inizia il nuovo anno accademico del Master Biennale in Grafica Pubblicitaria e Comunicazioni Visive. Ma qual è la storia del Master? Perché esiste? Quali sono le sue caratteristiche? In sintesi, che cos’è? Cogliamo l’occasione per parlarne con il Direttore, Adriano Lubrano.

Quando nasce il Master, e come? Qual è l’idea che l’ha generato?

Nel 1982. I fondatori della nostra Scuola avevano intuito che il graphic design e, più in generale, la comunicazione visiva avrebbero avuto un forte sviluppo: in quegli anni iniziava il boom della comunicazione commerciale. D’altro canto, i Licei artistici e gli Istituti d’arte non si erano adeguati a quella tendenza e, di conseguenza, il gap con le competenze richieste dalle agenzie di pubblicità cominciava ad essere rilevante.

Come si è evoluto il Master attraverso gli anni?

La filosofia che ci ha animati fin dall’inizio, cioè confrontarci col mondo del lavoro, ha contribuito al progressivo adeguamento dei contenuti (e dei progetti assegnati agli allievi) all’evoluzione della comunicazione visiva. Attenti, comunque, a non farci prendere da mode passeggere e a mantenere salde le radici e le basi culturali del design grafico. In tal modo, le discipline proposte e i loro contenuti sono adeguate a una formazione decisamente orientata all’inserimento dei nostri allievi nel mondo del lavoro. Direi che questi sono i nostri punti di forza.

Il Master è un programma della Scuola Internazionale di Grafica, realtà che si caratterizza per un approccio innovativo e vivace a forme artistiche tradizionali quali incisione, litografia, e molto altro ancora. Secondo te questo ha una rilevanza per il Master? In che modo?

Penso che sia bello, e non solo, per i nostri studenti il contatto con un ambiente vivo (non dimentichiamo che la Scuola nasce per introdurre tecniche di incisione innovative, allora rifiutate dall’Accademia) nel quale sono maturate competenze straordinarie. D’altronde chi ci frequenta, riconosce il nostro ruolo di ponte tra tradizione e contemporaneità. Keith Achepol, dell’università dell’Iowa, che ha frequentato per decenni la Scuola con i suoi studenti, diceva che da noi “The history of printed image is carried into modern life”. Così, possiamo far fare una breve ma significativa esperienza in stamperia e, al tempo stesso, inserire, per primi, una materia come “Infografica”.

Secondo te il contesto veneziano ha una qualche influenza sul Master?

Onestamente no. Certamente, Venezia ha una storia e un ruolo importanti nella grafica e nella tipografia, ma non sento un’influenza particolare. Semmai, trovo che, in cinquant’anni, abbiamo un pochino contribuito a una frequentazione della città da parte di pubblici colti e rispettosi, a fronte di una decisa indifferenza, nei nostri confronti, da parte delle istituzioni locali. Nemo propheta in patria. Se pensiamo, poi, che siamo stati gli unici a proporre un tributo alla memoria di uno dei più grandi designer veneziani (e non solo), Giulio Cittato→

A chi consiglieresti il Master?

A chi vuole diventare designer grafico, naturalmente, ed è disposto ad affrontare un percorso ricco e complesso (1400 ore di aula, più lo stage) con entusiasmo, umiltà e spirito di sacrificio.

Alcuni insegnanti del Master sono ex allievi. Credi che questo sia un valore aggiunto?

Certamente, perché condividono lo spirito, la cultura e la missione che ci contraddistinguono. E trasmettono agli allievi attuali l’entusiasmo e la voglia di crescere che li aveva animati quando erano loro, gli allievi.

Una delle caratteristiche del Master è l’equilibrio tra l’assidua presenza e assistenza tecnica degli insegnanti e la spinta verso l’indipendenza progettuale e creativa.

Da noi i docenti sono al servizio degli studenti e non il contrario. Così, non generiamo cloni, o peggio, replicanti di designer. Ce ne sono talmente tanti in giro…

Durante il Master non si fanno solo esercizi: si partecipa a concorsi, a bandi per progetti di effettiva realizzazione, e poi c’è la collaborazione con agenzie di pubblicità…

Da quando lavoro in questo corso, ogni anno siamo stati invitati a concorsi od a organizzare contest interni per un’azienda o una non profit. Tra i tanti concorsi vinti, ricordo quello del 2003, per la Pura Lana Vergine Australiana. Siamo arrivati primi, tra un migliaio di scuole di tutto il mondo, nel settore dell’Advertising. Tra i contest, ricordo quello della Citroën, per creare una livrea per la C3→ e quello del consorzio del Pinot Nero, molto stimolante. A proposito, il progetto vincitore sarà presentato ilo 27 ottobre a Udine.

Un contest promosso da un’agenzia, vero?

Sì da RGB LAB di Udine e Cormons. Mi riallaccio alla domanda precedente. Il rapporto con le agenzie di pubblicità è importante e lo coltiviamo da quasi trent’anni. Con Yalp→ di Treviso, dal 2015 condividiamo un’esperienza, Workshort, grazie alla quale i nostri allievi sono coinvolti nella progettazione di advertising per aziende clienti di questa agenzia. Con O-Zone→, sempre di Treviso, agenzia che in quindici anni anni ha assunto tredici nostri ex-allievi, tramite lo stage, organizziamo un sostanzioso workshop di fotografia, avvalendoci del suo eccellente set, e diversi incontri con il suo direttore creativo, per promuovere ulteriori esperienze e confronti dei nostri allievi, tanto del primo quanto del secondo anno.

Quali sono i propositi per il futuro?

Continuare a far crescere nuovi designer, possibilmente divertendoci assieme a loro.

 

Marta Bobbo

 

 


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