La prevalenza del cretino

Come si manifesta ciò che si è

Il tema di questo articolo non riguarda il design grafico e nemmeno i corsi o le attività dei nostri allievi. Vogliamo semplicemente condividere con i nostri amici un fatto che ci ha addolorato, e non poco: qualcuno ha di recente strappato la targa della nostra Scuola dall’ingresso nella Calle Seconda del Cristo.


Una parte della nostra identità, non semplicemente una targa, con il carattere e il colore istituzionali, quindi, una parte di noi. Probabilmente, qualche imbecille, forse al top degli spritz, ha voluto lasciar segno della propria futile consistenza svellendo quel rettangolo rosso che abbiamo apposto accanto al cancello di entrata, come segno discreto di una presenza che, a Venezia, dura da cinquanta anni.

Cosa dire? Un segno dello spirito del tempo, della mancanza di considerazione e del disprezzo dell’altro? O, semplicemente una manifestazione di quella profonda radicata stupidità che pervade ogni aspetto della nostra vita, pubblica e privata? In ogni caso, è una violenza, una violenza gratuita fatta a tutti noi, senza senso.
Di sicuro, una manifestazione di quella prevalenza del cretino che Fruttero e Lucentini avevano già definito nel loro, omonimo, libro. Leggete un po’…

Poco interessanti catene di cause e effetti terapeutici, dietetici, sociali, politici, tecnologici spiegano l’esponenziale proliferazione della bètise (stupidità ndr). Figlia del progresso, dell’idea di progresso, essa non poteva che espandersi in tutte le direzioni, contagiare tutte le classi, prendere il sopravvento in tutti i rami dell’umana attività.

È stato grazie al progresso che il contenibile stolto dell’antichità si è tramutato nel prevalente cretino contemporaneo, personaggio a mortalità bassissima la cui forza è dunque in primo luogo brutalmente numerica: ma una società ch’egli si compiace di chiamare « molto complessa» gli ha aperto infiniti interstizi, crepe, fessure orizzontali e verticali, a destra come a sinistra, gli ha procurato innumeri poltrone, sedie, sgabelli, telefoni, gli ha messo a disposizione clamorose tribune, inaudite moltitudini di seguaci e molto denaro.

Gli ha insomma moltiplicato prodigiosamente le occasioni per agire, intervenire, parlare, esprimersi, manifestarsi, in una parola (a lui cara) per «realizzarsi».
Sconfiggerlo è ovviamente impossibile. Odiarlo è inutile. Dileggio, sarcasmo, ironia non scalfiscono le sue cotte d’inconsapevolezza, le sue impavide autoassoluzioni (per lui, il cretino è sempre un altro); e comunque il riso gli appare a priori sospetto, conveniente, inferiore, anche quando – agghiacciante fenomeno – vi si abbandona egli stesso.”

Più di così…


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