Comunico dunque sono

Come i nostri allievi si vedono nel mondo del graphic design – Prima parte

“C’è comunicazione e comunicazione. C’è la chiacchierata con gli amici al bar e la comunicazione mirata, quella che sa trasmettere un vero e proprio messaggio, sa catturare l’attenzione, sa colpire, sa anche stupire.


Questa è la mia aspirazione: voglio provare a lasciare un segno, un messaggio non solo attraverso la parola ma anche con un’illustrazione, un’immagine un colore. Perciò studiare grafica pubblicitaria è la perfetta combinazione dei miei obiettivi, perché mi rendo conto che comunicare può portare a risultati straordinari.”

Così Aurora Favaro, un’allieva del secondo anno del Master in Grafica Pubblicitaria  Assieme ai suoi compagni ha accettato di farci conoscere la sua idea di comunicazione. Ognuno di loro ha affrontato il tema da diversi punti di vista, tutti molto stimolanti. Ecco i primi contributi.

Che la comunicazione faccia parte di noi è della nostra vita quotidiana, è una prima constatazione comune a diversi allievi: “La domanda che viene spontanea e che spesso ci poniamo è: ‘In che modo posso comunicare’? Beh, magari non ci prestiamo molta attenzione ma noi comunichiamo sempre, dal modo in cui ci vestiamo, a quello in cui ci poniamo verso gli altri, arrivando al comunicare per iscritto, magari tramite l’uso dei social o di un cellulare. Insomma è impossibile non comunicare, noi siamo comunicazione.” (Camilla Piovesan).

Così, Valeria Dessì “Ho studiato Scienze della Comunicazione, e di tutto ciò che ho imparato in quegli anni all’università, il concetto che ho interiorizzato di più è che non si può non comunicare, cioè il primo assioma della Comunicazione di Paul Watzlawick . Quando la professoressa ne parlò io ero già in un universo di ricordi e riflessioni: i pregiudizi che ho avuto, i fraintendimenti, le discussioni, le occhiatacce, quella canzone al bar che cascava a pennello, la collana di perle di mia nonna. Sono stata trascinata in un vortice di associazioni derivate da quel semplicissimo concetto per cui ogni cosa comunica qualcosa.”

Gianluigi Marin ha cambiato la sua idea di comunicazione: “Inizialmente, quando sentivo nominare questo termine lo associavo subito ad un semplice scambio d’informazioni, ad un “far sapere”. Ora, grazie al percorso di studi che sto seguendo, non penso più a far sapere ma a rendere partecipe”.

La ricerca della condivisione è ciò che più ha “preso” Gianluigi, consapevole, però del fatto che da un alto occorre avere la fiducia del pubblico, dall’altro che per promuovere una buona relazione, il pre-requisito fondamentale è l’ascolto: “Oltre alla fiducia ho capito che per comunicare bene, specialmente con il proprio pubblico, un’altra base fondamentale è l’ascolto. Bisogna sapere ascoltare per creare un legame ancora più forte con il destinatario e quindi renderlo anche partecipe di ciò che vogliamo comunicare.”

Diversi allievi, pure, si sono riferiti alla propria, personale esperienza ed alle rispettive aspirazioni. Andrea Figini lega il suo futuro di graphic designer a motivazioni sociali: “Sono cresciuto, ho (almeno un po’) cambiato la mia visione del mondo e se ora mi chiedono cosa voglio fare da grande rispondo, il graphic designer.”

“Rispondo cosi perché ho trovato in questa professione delle motivazioni che mi fanno alzare la mattina con la voglia di imparare qualcosa di nuovo. Rispondo cosi perché da ragazzo ero arrabbiato e volevo che tutti potessero vivere un po’ meglio. Ora ho trovato un modo per aiutare le persone, in una maniera un po’ particolare forse, ma sono convinto che se applicato nella maniera giusta anche il graphic design possa farlo.”

La seconda parte sarà pubblicata nei prossimi giorni


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